KLAGE

ANTO MILOTTA

Il titolo dell’installazione prende spunto dal fenomeno acustico della cosiddetta Klage, in quanto “[…] vi corrisponde il fatto che a Roana una vecchia credette sempre di sentir lamentarsi i suoi morti, benchè fosse l’arcolaio a cigolare”. Il nostro interesse verso le facoltà soprannaturali dell’uomo ci ha portato a indagare questo fenomeno attraverso l’audio, un medium che per sua natura è immateriale e intangibile, in relazione alle grotte, luoghi simbolo dell’ignoto. L’installazione è composta da una traccia sonora digitale, diffusa da uno speaker artigianale e da una composizione creata con un nastro magnetico. La traccia audio, ottenuta attraverso field recordings digitali e analogici, compone un paesaggio sonoro inedito, in quanto ai suoni naturali di una grotta vengono associati suoni che richiamano l’ambiente domestico appartenente alla tradizione Cimbra. Unire queste due dimensioni diventa un pretesto per indagare le presenze intangibili di un mondo sottile con cui non siamo più in grado di comunicare. I componenti di uno speaker direzionale a compressione vengono assemblati al manufatto di un artigiano locale, Caio, che utilizza l’arte dell’intreccio del salice. Tecniche e tecnologie del passato e del presente si intrecciano per costituire una scultura sonora. Il nastro magnetico, utilizzato sia per la registrazione finale, che per la teca a parete, diventa un supporto sensibile che si imprime del magnetismo di energie sottili. Ai 7 minuti di suono corrispondono 21 metri di nastro. Questo materiale viene modellato all’interno di una teca per rievocare la silhouette delle grotte, nonché quella delle onde sonore. Inoltre, il nastro magnetico diventa un omaggio a Friedrich Jurgenson, noto pioniere nell’ambito delle registrazioni para-acustiche. L’allestimento dello speaker direzionale dialoga con il cimitero in prossimità dello spazio e l’intero progetto tiene conto che, prima della riforma napoleonica, il luogo di sepoltura dei morti era dove ora erge il centro socio-culturale di Bosco Chiesanuova.

BIOGRAFIA

ANTO: MILOTTA (Alcamo, 1984) vive e lavora tra Sofia e Genova. Ha studiato arti visive in diverse accademie italiane ed estere e dal 2014 è membro del collettivo Milotta/Donchev. Negli ultimi anni ha partecipato a diverse mostre collettive, tra cui Hortus (in)conclusus presso MACA di Alcamo; Matter over matter presso Goethe-Institut di Sofia – Bulgaria; Visao expandida presso la Biennale di Curitiba – Brasile; Paesaggio in movimento presso Antico Palazzo comunale, Saluzzo. Tra le mostre personali: Monumentvm per Nesxt independent art festival – Docks Dora, Torino; Sólo quienes sueñan pueden mover montañas presso l’Istituto italiano di Cultura, Lima Perù; Green Observatory per eventi collaterali Manifesta 12 presso Spazio Y, Palermo; Climasensibile presso Sala Dogana – Palazzo Ducale, Genova; Naturally Artificial presso Museo d’arte contemporanea di Villa Croce, Genova; Antennae presso Tenuta la favola, Val di Noto (SR). Tra i riconoscimenti: menzione speciale della giuria per il IV premio Henraux; vincitori della residenza CreArt Salzamt e del premio Matteo Olivero; segnalati per il V premio MERU Art*Science.