MEMORIE DEI FILO’

EMANUELE BRUTTI

Raccontare la Lessinia non può prescindere dal parlare di Attilio Benetti. Benetti è stato, da autodidatta, il più profondo conoscitore della Lessinia, non soltanto dal punto di vista etnico e geografico ma anche da quello del folklore. A lui dobbiamo il museo dei fossili di Camposilvano e sempre a lui dobbiamo la spiegazione dei vari fenomeni carsici dove la popolazione locale ha ambientato i racconti dei filò.
La scelta di fotografare un luogo guidato dai racconti dei miti e delle leggende che lo contraddistinguono è stata naturale per me perché attirato dalla fascinazione di sviluppare un progetto che ha a che fare con la memoria di gesti e riti antichi che oggi non esistono più.
Tutti i “vecchi” della Lessinia ricordano dove e come venivano organizzati i filò, le persone che ci andavano e quello che facevano, ma il contenuto dei discorsi e dei racconti che caratterizzavano quelle serate resta un ricordo vago. Erano storie trasmesse in forma orale che sarebbero andate inevitabilmente perse se Benetti non avesse creato un’antologia dei racconti dei filò a cui mi sono ispirato per restituire in forma visiva, in un ipotetico dialogo tra immagini e leggende, non tanto l’atto di trovarsi nelle stalle quanto più dei fermo immagine delle storie che nei filò i montagnari si tramandavano.
Il mio scopo è alimentare un vivo interesse attraverso le fotografie al recupero di racconti che sono direttamente collegati con quella che era una volta la vita nelle comunità della Lessinia e con cui le nuove generazioni non sono confidenti perché, come scrive L.Levy-Bruhl “nella mentalità primitiva è tipica la preferenza per una spiegazione mistica o magica di un fenomeno al posto di quella scientifica; il primitivo rifiuta le cause naturali e il suo pensiero volge immediatamente verso il soprannaturale”.

 

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