(S)COMPARSE

FRANCESCO BIASI

Di un qualunque album di fotografie di famiglia possiamo dire che, se è vero che non presenta la coerenza di un corpus, è anche vero che non si arrende al disordine di un insieme caotico di pezzi più o meno arbitrariamente classificabili: si tratta, piuttosto, di ragionare sul fatto che questi insiemi di fotografie rappresentano delle “grandi” famiglie di immagini, legate da numerosi rapporti esposti a molteplici concatenazioni ed interpretazioni.

Ricostruire questi rapporti, mostrarli, riformularli; attualizzare queste concatenazioni sotto forma di storie, ricordi, vicende, fantasie e ossessioni: tutta questa attività costituisce esattamente l’uso comunicativo delle fotografie di famiglia, e si manifesta in varie forme di linguaggio.

Ma qual’è il senso delle fotografie di famiglia? In che modo Il possesso, la cura, la trasmissione e, perché no, la manipolazione di questo tipo di testimonianza fotografica contribuiscono a ristrutturare ciò che sentiamo come “immagine” da un lato e il nostro “sentirci” nelle immagini dall’altro?

(S)comparse, partendo da due archivi di famiglia gelosamente conservati, gioca proprio sulla coincidenza tra “spectator” e “spectrum”, recuperando personaggi e storie che, posti sullo sfondo delle immagini originali come comparse, diventano nella pratica dell’autore (selezione, ritaglio e composizione) protagonisti o possibili protagonisti della memoria collettiva di chi ha vissuto la storia del turismo in Lessinia dagli anni 70 alla fine degli anni 90. 

“La memoria è potere di organizzazione di un tutto a partire da un frammento vissuto. La memoria appartiene certo al dominio del fantastico perché ordina esteticamente il ricordo… ha il carattere fondamentale dell’immaginario” 

(Gilbert Durand)
 
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